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L' O L E L O G OBREVE GUIDA ALLA DEGUSTAZIONEDELL'OLIO EXTRAVERGINE D 'OLIVA
Non tutti gli oli hanno lo stesso gusto! Il gusto di un olio extravergine di oliva dipende da moltissimi fattori fra i quali: la varietà dell'oliva, la gestione agronomica delle piante (per esempio se vengono irrigate o no), lo stato di salute delle piante, il grado di maturazione al quale le olive vengono raccolte e il metodo con cui vengono lavorate. Un aspetto spesso cruciale è rappresentato dall’acquisto dell’olio e, quindi, dalla sua valutazione organolettica. La scelta del tipo di olio da acquistare, è quasi sempre una scelta di gusto, anche se occorrerebbe, scegliere l'olio a secondo della combinazione culinaria a cui intendiamo associarlo, ma, in linea di massima, occorre sempre valutare la bontà dell'olio da tre fattori.
1- L'ESAME VISIVO
Dopo un periodo di riposo (decantazione), le sostanze estranee si depositano sul fondo: a questo punto si procede al travaso. Successivamente l’olio viene di solito sottoposto a una filtrazione che gli conferisce il colore limpido e brillante che conosciamo, evitando che la permanenza di particelle vegetali provochi processi fermentativi e acceleri i fenomeni di irrancidimento.
Al prevalere delle clorofille avremo oli verdi, mentre una maggioranza di caroteni e carotenoidi conferisce all’olio un colore giallo più o meno intenso.
Ognuno di noi, infatti, ha un proprio parametro per giudicare a vista un alimento: questo, per i non esperti, può compromettere l’oggettività dell’assaggio.
L’esame olfattivo è determinante al 50% nella valutazione della qualità organolettica di un olio.
L’olio va scaldato, tenendo il bicchiere in mano ed eventualmente coprendolo con la mano per evitare che gli odori si disperdano nell’aria. Annusiamo il campione per qualche secondo, inspirando a fondo; ripetiamo l’operazione dopo un breve periodo di tempo. È inutile prolungare l’operazione, perché si crea un’assuefazione agli odori. Cerchiamo, per prima cosa, di percepire le sensazioni gradevoli ed eventualmente quelle sgradevoli. Dobbiamo poi cercare di riconoscere i profumi a noi più familiari. La descrizione olfattiva di un olio, infatti, si fa descrivendo odori in gran parte conosciuti a chiunque. Pensiamo a odori come quelli degli agrumi, del carciofo, del pomodoro o delle erbe aromatiche. La bravura, data soprattutto dall’esperienza, sta nel riconoscere gli odori e ricordare quelli conosciuti. Per questo motivo, può essere utile imparare a riconoscere qualche profumo meno comune, per esempio quello delle mandorle fresche oppure della foglia di fico, utili nella descrizione di un olio extravergine.
In particolare, la prevalenza dell’odore dell’oliva più acerba si definisce “fruttato verde” mentre il frutto maturo si individua come “fruttato dolce o maturo”. Questa distinzione fondamentale, spesso usata anche nei concorsi riservati agli oli extravergine, deriva non solo dal diverso grado di maturazione delle olive, ma anche dalle cultivar e dalle zone di coltivazione.
La percezione dei sapori fondamentali è concentrata in zone diverse della lingua: il dolce, ad esempio, si coglie meglio sulla punta della lingua.
L’olio deve essere distribuito in tutta la bocca, proprio perché in zone diverse della lingua si percepiscono sapori diversi. Un’operazione da fare è quella di inspirare aria dal naso e farla passare sulla lingua, per ossigenare l’olio. A questo punto iniziamo a decifrare le nostre sensazioni. Avremo sensazioni di tipo tattile, cioè un olio più o meno fluido o più o meno untuoso, e sensazioni di tipo gustativo: da quelle fondamentali per un olio, il dolce, l’amaro ed il piccante, a quelle più complesse, che ci ricordano sapori conosciuti, come per esempio la mandorla dolce, il carciofo, le erbe aromatiche. |


